sabato 25 aprile 2015
mercoledì 4 febbraio 2015
martedì 7 ottobre 2014
lunedì 14 aprile 2014
Tango
Mi preparo nel cono di luce. Unico punto luminoso della
stanza. Non vedo il pubblico. Ne sento il respiro. La forza d’urto della loro
attesa. Il desiderio. La sala è animata. Elettrica. Aspetto quelle note.
Famigliari. Intense. Mie ormai.
Quante volte le ho ascoltate. Fino a che il mio sangue ha
imparato a battere al loro ritmo. Fino a che l’armonia mi ha penetrata. Solo
che stavolta è diverso. Stavolta ballo per te.
Le prime note. Ondeggio. Le mani protese oltre il cono di
luce. Gli occhi chiusi. Scivolo indietro. Arco perfetto. Neri capelli a
perdersi nell’oscurità. Le gambe avvolgono la sedia. I tacchi brillano.
Scatto. Il ritmo cresce. La sala è silenziosa. Attende.
Sospesa. La sedia cade. Rossa vittima nella luce. La trascino dietro di me.
Agganciata alla caviglia. Non sento i respiri trattenuti. Non vedo. Ma lo so
che sei lì.
Il mio corpo lo sa. Mentre si avvolge sulla sedia. Le gambe
velate di seta nera a trattenerla. Le mani a graffiarne suadenti la superficie.
Le senti sulla tua schiena. Avvolte intorno al tuo bacino. Scivolo a terra. Il
corpo proteso. Il seno schiacciato contro lo schienale. Una gamba tesa. Il
gancio cromato della giarrettiera luccica nel cono di luce. Ti vedo. Sei li.
Sono le tue spalle in cui affondano le mie unghie laccate di nero. E’ tuo il
cazzo su cui appoggia il mio tacco a spillo.
Spingo la sedia. Ruoto su me stessa. La gamba fende l’aria.
Parallela al suolo. Lampo violento in controluce. Sorrido. Mentre mi avvicino a
falcate decise. Ogni passo. Una nota. Più forte. Afferro l’uomo per la
cravatta. La sedia è lì nel cono di luce. Sanguinea. Lo sai che te che sto
trascinando vero. Mi incollo al corpo dell’uomo. La gamba destra avvolta alla
sua. Le braccia intorno al collo. Le labbra vermiglie a sospirare sulla sua
bocca. Balliamo.
Unisono sensuale. Il pubblico si rilassa. Lui. Almeno.
Mentre in te la tensione cresce. Nel cono di luce l’uomo è seduto sulla sedia.
Scivolo lenta. Sulle sue ginocchia. Le cosce aperte. L’uomo affonda la mano nei
miei capelli. Tira. Violento. La lingua guizza. Serpente tentatore. Mi inarco
indietro a quel guizzo. La sua mano percorre il mio collo.
Languida. Decisa.
Scende verso i seni. Protesi. Offerti. Sfiora la pelle. Generosamente esposta
dalla scollatura profonda del mio vestito. Scatto. Di nuovo. La testa
inclinata. La schiena dritta. Affondo i denti nel suo collo.
Li senti. Come se ci fossi tu. Lì. Su quella sedia. Nel cono
di luce. Mi sbatte a terra. Afferro la sua gamba. Mi trascina. Ancora di carne
vibrante. La mia mano risale avida la sua coscia. La blocca. Sono in piedi.
Schiacciata contro il suo corpo. Balliamo. Nel cono di luce. Le figure si
succedono rapide. Il ritmo è aumentato.
Ocho avanti. Ocho indietro. Giro con rulo. Sacada e
frustata. Arrastre con voleo. Trovo i tuoi occhi. Sorrido. Mentre scivolo lungo
il suo torace e, infilo una gamba tesa tra le sue aperte. Ti mordi le labbra.
Ora. La sua mano aperta preme alla base della mia schiena. Le note vanno
sfumando… Mi sciolgo dalla presa. Mi afferra per un polso. La gamba si alza. Il
tacco preme sul torace. L’uomo scivola fuori dal cono di luce. Sola. Raccolgo la
sedia. Lentamente. Mi siedo a cavalcioni. Le gambe ad abbracciare. Le braccia
avvolte allo schienale. Prima di chinare la testa sull’ultima nota. Sospiro….
“E’ per TE!” guardandoti negli occhi. Il cono di luce si spegne. Silenzio. Il
pubblico trema. Scroscia l’applauso. Mi inchino. Cercandoti tra la folla. Sei
appoggiato ad una colonna. Immobile. Ignoro il pubblico. E in pochi passi sono
da te. Schiacciata alla colonna dal tuo corpo. Sospiri sulle mie labbra….
MIA!!!!
domenica 13 aprile 2014
Il sapore del proibito
“Ciò che è lecito ha poco sapore: ha più gusto ciò che è proibito.”OVIDIO
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| Tulpa - Perdizioni mortali |
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| Tulpa - Perdizioni mortali |
giovedì 3 aprile 2014
L'orgasmo
Un arcobaleno di colori colpisce le palpebre.
Una schiuma di musica cade sopra le orecchie.
È il gong dell'orgasmo.”
ANAÏS NIN






mercoledì 2 aprile 2014
Le accarezzò il Ventre
Egli le toccò la gola e attese. Voleva essere sicuro che
dormisse. Poi le toccò i seni e Bijou non si mosse. Con cautela e destrezza Le
accarezzò il ventre e con la pressione del dito spinse la seta nera del vestito
in modo da sottolineare la forma delle gambe e lo spazio tra di loro. Dopo aver
dato forma a questa valle, continuò ad accarezzarle le gambe, senza però
toccargliele sotto il vestito. Poi si alzo silenziosamente dalla seggiola, andò
ai piedi del divanetto, e si inginocchiò. Bijou sapeva che, in questa
posizione, poteva guardarle sotto il vestito e vedere che non portava niente.
L'uomo guardò a lungo.
Poi sentì che le sollevava leggermente l'orlo della gonna,
per poter vedere di più. Bijou si era allungata tutta sul divano con Le gambe
leggermente divaricate. E ora si scioglieva sotto il tocco e gli sguardi di
lui. Com'era bello sentirsi guardare, mentre fingeva di dormire, e sentire che
l'uomo era completamente libero. Sentì che la seta veniva sollevata, le gambe
scoperte. E lui le guardava.
Con una mano gliele accarezzava dolcemente, lentamente,
godendosele senza problemi, sentendo le linee armoniose, i lunghi passaggi
serici che salivano sotto il vestito. Era difficile per Bijou rimanere assolutamente
immobile. Avrebbe voluto aprire di più le gambe. Come si muoveva lenta la mano
di lui. La sentiva seguire i contorni delle gambe, soffermarsi sulle curve,
fermarsi sul ginocchio, poi continuare. Poi si interruppe, proprio prima di
toccarle il sesso. L'uomo probabilmente Le aveva guardato il viso per vedere se
era profondamente ipnotizzata. Poi, con due dita, incominciò a toccarle il
sesso, a palparlo.
Quando sentì il miele che affluiva lentamente, egli nascose
la testa sotto la gonna, si nascose tra le sue gambe, e incominciò a baciarla.
La sua lingua era lunga e agile, penetrante. Bijou dovette trattenersi dallo
spostarsi verso la sua bocca vorace.
La piccola lampada emanava una luce così tenue, che Bijou si
azzardò a socchiudere gli occhi. L'uomo aveva ritirato la testa da sotto la
gonna e si stava togliendo lentamente i vestiti. Era in piedi accanto a lei,
magnifico, alto, simile a un re africano, con gli occhi brillanti, i denti
scoperti, la bocca umida.
Non muoverti, non muoverti, se vuoi che faccia tutto quel
che vuole. Cos'avrebbe fatto un uomo a una donna ipnotizzata, che non doveva
intimorire o compiacere in alcun modo?
Nudo, egli torreggiò su di lei e, circondandola con entrambe
le braccia, la rigirò delicatamente.
Ora Bijou gli offriva le sue natiche
sontuose. Egli le sollevò il vestito e le allargò i due monti. Fece una pausa,
per riempirsi gli occhi. Le sue dita erano sicure, calde, mentre le apriva la
carne. Si piegò su di lei e incominciò a baciarle la fessura. Poi Le fece
scivolare le mani intorno al corpo e la sollevò verso di se, in modo da poterla
penetrare da dietro. All'inizio trovò solo l'apertura del culo, troppa piccola
e stretta per potervi entrare, poi trovò l'apertura più larga. Ondeggiò dentro
e fuori di lei per un momento, poi si interruppe.
La rivoltò di nuovo, in modo da potersi vedere mentre la
prendeva da davanti. Le sue mani cercarono i seni sotto il vestito e li
schiacciarono con carezze violente. Il suo sesso era grosso e la riempiva
completamente. Lo introdusse con tanta violenza che Bijou temette di avere un
orgasmo e di tradirsi. Voleva prendersi il suo piacere senza che lui lo
sapesse. Lui la eccitò talmente con il suo ritmo sessuale incalzante che,
quando scivolò fuori per accarezzarla, lei sentì arrivare l'orgasmo. Ora tutto
il suo desiderio era teso a provare un nuovo orgasmo. Egli cercò di spingerle
il sesso nella bocca semiaperta e Bijou si trattenne dal reagire e aprì solo un
po' di più la bocca.
Impedire alle sue mani di toccarlo, impedire a se stessa
di muoversi, era per lei un grande sforzo. E tuttavia voleva provare ancora
quello strano piacere di un orgasmo rubato, come lui provava il piacere di
quelle carezze rubate.
La passività di Bijou lo spinse all'orlo del parossismo.
Ormai aveva toccato il suo corpo dappertutto, l’aveva penetrata in tutti i modi
possibili, ed ora si sedette sui ventre di lei e le spinse il sesso tra i due
seni, stringendoseli intorno mentre si muoveva. Bijou sentiva i suoi peli che
strusciavano contro di lei.
E finalmente perse il controllo. Aprì contemporaneamente la
bocca e gli occhi. L'uomo grugnì di piacere, le premette la bocca contro la sua
e si struscio contro di lei con tutto il corpo. La lingua di Bijou batteva
contro la bocca di lui, mentre le morsicava le labbra.
All'improvviso egli si interruppe per chiederle: "Vuoi
fare una cosa per me?"
Bijou annuì.
"Io mi sdraierò sul pavimento e tu verrai ad
accucciarti sopra di me, e mi lascerai guardare sotto il vestito." Egli si
allungò sul pavimento e Bijou si accovacciò sopra di lui, reggendo il vestito
in modo che poi cadesse coprendogli la testa. Egli le prese le natiche tra le
mani come un frutto e le passò la lingua tra i due monti, più volte. Poi le
accarezzo il clitoride, il che fece ondeggiare Bijou avanti e indietro. La lingua
di lui sentiva ogni reazione, ogni contrazione. Piegandosi su di lui, essa vide
il suo pene eretto vibrare a ogni gemito di piacere.
Tratto da Il delta di Venere, di Anaïs Nin
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