lunedì 14 aprile 2014

Tango

Mi preparo nel cono di luce. Unico punto luminoso della stanza. Non vedo il pubblico. Ne sento il respiro. La forza d’urto della loro attesa. Il desiderio. La sala è animata. Elettrica. Aspetto quelle note. Famigliari. Intense. Mie ormai.
Quante volte le ho ascoltate. Fino a che il mio sangue ha imparato a battere al loro ritmo. Fino a che l’armonia mi ha penetrata. Solo che stavolta è diverso. Stavolta ballo per te.


Le prime note. Ondeggio. Le mani protese oltre il cono di luce. Gli occhi chiusi. Scivolo indietro. Arco perfetto. Neri capelli a perdersi nell’oscurità. Le gambe avvolgono la sedia. I tacchi brillano.
Scatto. Il ritmo cresce. La sala è silenziosa. Attende. Sospesa. La sedia cade. Rossa vittima nella luce. La trascino dietro di me. Agganciata alla caviglia. Non sento i respiri trattenuti. Non vedo. Ma lo so che sei lì.
Il mio corpo lo sa. Mentre si avvolge sulla sedia. Le gambe velate di seta nera a trattenerla. Le mani a graffiarne suadenti la superficie. Le senti sulla tua schiena. Avvolte intorno al tuo bacino. Scivolo a terra. Il corpo proteso. Il seno schiacciato contro lo schienale. Una gamba tesa. Il gancio cromato della giarrettiera luccica nel cono di luce. Ti vedo. Sei li. Sono le tue spalle in cui affondano le mie unghie laccate di nero. E’ tuo il cazzo su cui appoggia il mio tacco a spillo.


Spingo la sedia. Ruoto su me stessa. La gamba fende l’aria. Parallela al suolo. Lampo violento in controluce. Sorrido. Mentre mi avvicino a falcate decise. Ogni passo. Una nota. Più forte. Afferro l’uomo per la cravatta. La sedia è lì nel cono di luce. Sanguinea. Lo sai che te che sto trascinando vero. Mi incollo al corpo dell’uomo. La gamba destra avvolta alla sua. Le braccia intorno al collo. Le labbra vermiglie a sospirare sulla sua bocca. Balliamo.
Unisono sensuale. Il pubblico si rilassa. Lui. Almeno. Mentre in te la tensione cresce. Nel cono di luce l’uomo è seduto sulla sedia. Scivolo lenta. Sulle sue ginocchia. Le cosce aperte. L’uomo affonda la mano nei miei capelli. Tira. Violento. La lingua guizza. Serpente tentatore. Mi inarco indietro a quel guizzo. La sua mano percorre il mio collo. 


Languida. Decisa. Scende verso i seni. Protesi. Offerti. Sfiora la pelle. Generosamente esposta dalla scollatura profonda del mio vestito. Scatto. Di nuovo. La testa inclinata. La schiena dritta. Affondo i denti nel suo collo.
Li senti. Come se ci fossi tu. Lì. Su quella sedia. Nel cono di luce. Mi sbatte a terra. Afferro la sua gamba. Mi trascina. Ancora di carne vibrante. La mia mano risale avida la sua coscia. La blocca. Sono in piedi. Schiacciata contro il suo corpo. Balliamo. Nel cono di luce. Le figure si succedono rapide. Il ritmo è aumentato.

Ocho avanti. Ocho indietro. Giro con rulo. Sacada e frustata. Arrastre con voleo. Trovo i tuoi occhi. Sorrido. Mentre scivolo lungo il suo torace e, infilo una gamba tesa tra le sue aperte. Ti mordi le labbra. Ora. La sua mano aperta preme alla base della mia schiena. Le note vanno sfumando… Mi sciolgo dalla presa. Mi afferra per un polso. La gamba si alza. Il tacco preme sul torace. L’uomo scivola fuori dal cono di luce. Sola. Raccolgo la sedia. Lentamente. Mi siedo a cavalcioni. Le gambe ad abbracciare. Le braccia avvolte allo schienale. Prima di chinare la testa sull’ultima nota. Sospiro…. “E’ per TE!” guardandoti negli occhi. Il cono di luce si spegne. Silenzio. Il pubblico trema. Scroscia l’applauso. Mi inchino. Cercandoti tra la folla. Sei appoggiato ad una colonna. Immobile. Ignoro il pubblico. E in pochi passi sono da te. Schiacciata alla colonna dal tuo corpo. Sospiri sulle mie labbra…. MIA!!!!

domenica 13 aprile 2014

Il sapore del proibito


“Ciò che è lecito ha poco sapore: ha più gusto ciò che è proibito.”  
 OVIDIO

Tulpa -  Perdizioni mortali


Tulpa - Perdizioni mortali
  






giovedì 3 aprile 2014

L'orgasmo


“Frecce elettriche... attraversano il corpo.
Un arcobaleno di colori colpisce le palpebre.
Una schiuma di musica cade sopra le orecchie.
È il gong dell'orgasmo.”
ANAÏS NIN





mercoledì 2 aprile 2014

Le accarezzò il Ventre

Egli le toccò la gola e attese. Voleva essere sicuro che dormisse. Poi le toccò i seni e Bijou non si mosse. Con cautela e destrezza Le accarezzò il ventre e con la pressione del dito spinse la seta nera del vestito in modo da sottolineare la forma delle gambe e lo spazio tra di loro. Dopo aver dato forma a questa valle, continuò ad accarezzarle le gambe, senza però toccargliele sotto il vestito. Poi si alzo silenziosamente dalla seggiola, andò ai piedi del divanetto, e si inginocchiò. Bijou sapeva che, in questa posizione, poteva guardarle sotto il vestito e vedere che non portava niente. L'uomo guardò a lungo.
Poi sentì che le sollevava leggermente l'orlo della gonna, per poter vedere di più. Bijou si era allungata tutta sul divano con Le gambe leggermente divaricate. E ora si scioglieva sotto il tocco e gli sguardi di lui. Com'era bello sentirsi guardare, mentre fingeva di dormire, e sentire che l'uomo era completamente libero. Sentì che la seta veniva sollevata, le gambe scoperte. E lui le guardava.

Con una mano gliele accarezzava dolcemente, lentamente, godendosele senza problemi, sentendo le linee armoniose, i lunghi passaggi serici che salivano sotto il vestito. Era difficile per Bijou rimanere assolutamente immobile. Avrebbe voluto aprire di più le gambe. Come si muoveva lenta la mano di lui. La sentiva seguire i contorni delle gambe, soffermarsi sulle curve, fermarsi sul ginocchio, poi continuare. Poi si interruppe, proprio prima di toccarle il sesso. L'uomo probabilmente Le aveva guardato il viso per vedere se era profondamente ipnotizzata. Poi, con due dita, incominciò a toccarle il sesso, a palparlo.
Quando sentì il miele che affluiva lentamente, egli nascose la testa sotto la gonna, si nascose tra le sue gambe, e incominciò a baciarla. La sua lingua era lunga e agile, penetrante. Bijou dovette trattenersi dallo spostarsi verso la sua bocca vorace.
La piccola lampada emanava una luce così tenue, che Bijou si azzardò a socchiudere gli occhi. L'uomo aveva ritirato la testa da sotto la gonna e si stava togliendo lentamente i vestiti. Era in piedi accanto a lei, magnifico, alto, simile a un re africano, con gli occhi brillanti, i denti scoperti, la bocca umida.
Non muoverti, non muoverti, se vuoi che faccia tutto quel che vuole. Cos'avrebbe fatto un uomo a una donna ipnotizzata, che non doveva intimorire o compiacere in alcun modo?
Nudo, egli torreggiò su di lei e, circondandola con entrambe le braccia, la rigirò delicatamente. 

Ora Bijou gli offriva le sue natiche sontuose. Egli le sollevò il vestito e le allargò i due monti. Fece una pausa, per riempirsi gli occhi. Le sue dita erano sicure, calde, mentre le apriva la carne. Si piegò su di lei e incominciò a baciarle la fessura. Poi Le fece scivolare le mani intorno al corpo e la sollevò verso di se, in modo da poterla penetrare da dietro. All'inizio trovò solo l'apertura del culo, troppa piccola e stretta per potervi entrare, poi trovò l'apertura più larga. Ondeggiò dentro e fuori di lei per un momento, poi si interruppe.
La rivoltò di nuovo, in modo da potersi vedere mentre la prendeva da davanti. Le sue mani cercarono i seni sotto il vestito e li schiacciarono con carezze violente. Il suo sesso era grosso e la riempiva completamente. Lo introdusse con tanta violenza che Bijou temette di avere un orgasmo e di tradirsi. Voleva prendersi il suo piacere senza che lui lo sapesse. Lui la eccitò talmente con il suo ritmo sessuale incalzante che, quando scivolò fuori per accarezzarla, lei sentì arrivare l'orgasmo. Ora tutto il suo desiderio era teso a provare un nuovo orgasmo. Egli cercò di spingerle il sesso nella bocca semiaperta e Bijou si trattenne dal reagire e aprì solo un po' di più la bocca.

 Impedire alle sue mani di toccarlo, impedire a se stessa di muoversi, era per lei un grande sforzo. E tuttavia voleva provare ancora quello strano piacere di un orgasmo rubato, come lui provava il piacere di quelle carezze rubate.
La passività di Bijou lo spinse all'orlo del parossismo. Ormai aveva toccato il suo corpo dappertutto, l’aveva penetrata in tutti i modi possibili, ed ora si sedette sui ventre di lei e le spinse il sesso tra i due seni, stringendoseli intorno mentre si muoveva. Bijou sentiva i suoi peli che strusciavano contro di lei.
E finalmente perse il controllo. Aprì contemporaneamente la bocca e gli occhi. L'uomo grugnì di piacere, le premette la bocca contro la sua e si struscio contro di lei con tutto il corpo. La lingua di Bijou batteva contro la bocca di lui, mentre le morsicava le labbra.
All'improvviso egli si interruppe per chiederle: "Vuoi fare una cosa per me?"
Bijou annuì.
"Io mi sdraierò sul pavimento e tu verrai ad accucciarti sopra di me, e mi lascerai guardare sotto il vestito." Egli si allungò sul pavimento e Bijou si accovacciò sopra di lui, reggendo il vestito in modo che poi cadesse coprendogli la testa. Egli le prese le natiche tra le mani come un frutto e le passò la lingua tra i due monti, più volte. Poi le accarezzo il clitoride, il che fece ondeggiare Bijou avanti e indietro. La lingua di lui sentiva ogni reazione, ogni contrazione. Piegandosi su di lui, essa vide il suo pene eretto vibrare a ogni gemito di piacere.
Tratto da Il delta di Venere, di Anaïs Nin